Insonnia

Uno dei sintomi più diffusi in questo periodo sovraccarico è indubbiamente la difficoltà ad addormentarsi, se non un’insonnia prolungata.
Il dormire rappresenta per l’essere umano il momento significativo che risponde all’esigenza di archiviare il materiale esperito durante la veglia seguendo un codice di archiviazione emozionale (dolore/piacere): si tratta del prezioso lavoro di formazione della memoria quale presupposto fondamentale per lo sviluppo della personalità.
La fase che richiama maggiormente la nostra attenzione è la fase REM: una condizione che vede l’ippocampo (sede della memoria o archivio) che si isola dal resto del cervello e del corpo per elaborare il segnale di pericolo delle informazioni raccolte nella veglia antecedente al sogno. Dunque l’ippocampo contiene la memoria storica del soggetto, il suo patrimonio culturale che esprime la coscienza di un essere umano.
L’interesse principiale dell’ippocampo riguarda gli eventi “paradossali” perché confusi emotivamente (il dolore e il piacere non sono più divisi in maniera ferrea) e cognitivamente (l’esame di realtà è alterato): in sintesi rappresentano un elemento non più decifrabile dal cervello né di conseguenza archiviabile.
L’operazione di riconoscimento di tali condizioni deve avvenire in un ambiente interno particolare: perciò nella fase REM non ci sono contatti con il corpo, l’attività muscolare è assente, gli occhi non vedono per la paralisi muscolare. E così nasce il sogno come segnale di pericolo rispetto – ovviamente – a un evento paradossale, un evento cioè avvenuto durante la veglia in cui lo stato di precarietà del soggetto ha imposto delle reazioni psichiche paradossali, cioè distruttive e non consone a un buon esame di realtà.
Il sonno dunque ha una funzione importante che è quella di permettere di archiviare e selezionare le informazioni che ci servono per conoscere la realtà che ci circonda. Il sonno perciò è una necessità fisiologica necessaria per crescere attraverso l’apprendimento, è una fase delicata della vita perché necessaria per l’equilibrio psichico. Dunque la stanchezza è l’inizio della richiesta di dormire.
Poi c’è la fase più importante chiamata REM (che vuol dire “rapidi movimenti oculari”, che è poi la fase dei sogni). Fase REM che dura dai 15 ai 45 minuti e conclude il ciclo del sonno che può durare anche due ore. Poi riprende l’altro ciclo notturno che culmina di nuovo con la fase REM e così prosegue il ritmo notturno.
È durante la fase REM che avviene la produzione dei sogni ed è l’apice funzionale del sonno perché il sogno è fondamentale per la vita. Il contributo maggiore sul sogno è stato sicuramente quello di Sigmund Freud alla fine del 1800. Secondo il padre della psicoanalisi il sogno rappresentava la manifestazione di un desiderio rimosso, cioè una forma di appagamento di un desiderio taciuto nell’inconscio. La ricerca sperimentale moderna (vedi gli studi del neuroscienziato Gianluca Mattioli sul cervello limbico) ha rivoluzionato questo concetto: il sogno rappresenterebbe funzionalmente un “segnale di pericolo nei confronti di un desiderio rimosso ovvero paradossale”.
Insomma il sogno come un sintomo, un segnale di pericolo per la sicurezza del soggetto (ad esempio nei casi di demenza, psicosi grave o sociopatie questa funzione è assente, la funzione del sogno è compromessa, quindi viene a mancare il senso del pericolo: ecco il ruolo del sogno, aiutare il soggetto a riconoscere il pericolo).
Quindi essendo il sogno un segnale di pericolo o un avvertimento è buona norma di profilassi scriverlo: per riflettere sul suo significato e associarlo agli eventi accaduti durante la veglia antecedente al sogno.
Sarà chiaro a questo punto che dormire è vitale: si dorme per creare il nostro modo di esser-ci nel mondo, e il sogno ci protegge permettendoci di riconoscere le nostre aree psicotiche prima che il cervello intervenga con altri sintomi efficaci ma meno simbolici (sintomatologia psicosomatica).
Per affrontare questo lavoro, addormentarsi e immergersi nel delicato lavoro del sogno, abbiamo bisogno di una predisposizione a voler formarci e ad affrontare i nostri fantasmi interni; allenamento; e uno stato d’animo sereno.
In un momento di precarietà e di conseguente agitazione come questo che stiamo vivendo, se non riusciamo a calmarci non avremo la buona disposizione per l’addormentamento.
Abbiamo bisogno di una funzione interna paragonabile a una ninna o a un oggetto consolatorio per i bambini: una funzione interna consolatoria.
E come i bambini necessitano di una figura tutelativa che li accompagni nel mondo dei sogni, così noi adulti abbiamo bisogno di una figura consolatoria, che esista dentro di noi: dobbiamo imparare a cullarci interiormente con una presa in carico della nostra fragilità.
E se proprio non ci riusciamo, affidarci alle braccia protettive del nostro partner, per sentirci protetti proprio come quando, da piccoli, trovavamo rifugio tra le braccia solide del nostro genitore.
Buon riposo dunque, e sogni d’oro!